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February 16 L'ASSOCIAZIONE DELLE METAINCULATE!Mi smentisco per una volta e rimando il mio personale giudizio sulla schizofrenia che pare aver colpito B16 in queste ultime settimane (non disperate, magari lo farò dopo aver superato la montagna di dispense che ho ancora da studiare per venerdì). Mi preme sottoporre a voi tutti una questione sulla quale ultimamente mi sto interrogando spesso. Le aziende di telefonia ci prendono tutte per il culo? L'alba dell' interrogativo risale a tre mesi fa, quando abbiamo firmato il contratto di telefonia fissa con Telecom. Fin qui niente di strano, a parte la discutibilissima scelta praticamente imposta da Raf (alias il padrone di casa, che ha già dimostrato più volte la sua scarsa sagacia). La suddetta azienda, dato il suo background da monopolista, pare dimostrare un particolare attaccamento al disservizio cronico: dopo tre mesi non abbiamo ancora visto il celeberrimo Aladino (forse è fuggito in Spagna insieme al genio stanco di aspettare la concretizzazione della prova che attesta l'esistenza di Satana anche in Italia, i DICO), e la nostra graziosa casetta è diventata una giungla di cavi che serpeggiano sul pavimento per supplire all' assenza della connessione wireless (virtualmente compresa nel pacchetto). La reazione ai numerosi reclami mi fa pensare che ci sia un' altra filosofia che scorre silenziosa accanto a quella ufficiale che riempie i miei divertentissimi manuali di marketing con relative protesi concettuali: il cliente non va ascoltato, come mi hanno sempre fatto credere in questi quattro anni. Il cliente va esaperato e preso per il culo! Tanto è vincolato per un anno, che ce frega? Quindi se telefona per lamentarsi, tu, centralinista precario, sottopagato e senza tutele, segui le direttive dell'illuminata gerarchia: sbattigli il telefono in faccia e annulla tutte le sue richieste precedenti, tanto che lo tratti a pesci in faccia o con dolcezza, non fa una piega: lui rimane vincolato per i prossimi nove mesi, e a te, ti sbattiamo fuori tra una sessantina di giorni. Appurato dunque che l'operatore del call center è una vittima quanto te, cominci a considerare che non c'è nulla di cui stupirsi: sei in Italia e questa è ordinaria amministrazione. Ma dal maledettissimo giorno in cui Raf ti ha comunicato la sua oculata scelta, ogni due giorni una gentile signorina, oggi dipendente di Infostrada (e immagino che tra un paio di settimane le rimarrà solo la strada), o di Fastweb ( a lei rimarrà solo il fast, attributo del termine del suo contratto di lavoro) chiama chiedendo chi si occupa del telefono in casa e ti propone l’allettante offerta dell’azienda dalla quale è selvaggiamente sfruttata, facendo leva sulla certezza che, essendo cliente Telecom, non puoi che essere un utente insoddisfatto. L’equazione pare obbedire più a logiche di tipo sadico che di tipo matematico. Prima di tutto, mi chiedo fino a che punto non si violi la mia privacy con queste telefonate a catena, soprattutto laddove non richieste. Ho capito che il marketing aggressivo non è solo un modello da manuale, ma se io sto dando applicazione pratica agli strumenti di marketing culturale calcolando l’algoritmo del mio livello di soddisfazione in un meraviglioso sogno nel quale mi trovo alla Osterreichische Galerie di Vienna di fronte a “La donna e la morte” di Egon Schiele, il trillare del telefono mi scassa cordialmente i maroni. In secondo luogo, la signorina parla con sicurezza: è certa che essendo abbonata Telecom, “la signora Pagano” (per carità di Zeus) non potrà rifiutare la convenientissima offerta Fastweb, o Infostrada, o Biribibòciacciaccià. La gentile signorina dimentica che basta avere tra le mani un qualsivoglia quotidiano (che sia La Repubblica o metro, poco importa) per trovare la letterina di qualcuno che lamenta i medesimi disservizi che esasperano te: cambia solo il nome dell’operatore di telefonia. Dunque, cos’è? Una presa per i fondelli dentro l’altra? E’ la trasposizione nel mercato del metateatro? La metainculata (e passatemi il neologismo non propriamente da educanda)? Tengo questi pensieri per me e mi limito a un “Abbiamo il contratto da tre mesi, siamo vincolati per un anno, buon lavoro e arrivederci”. Ma non posso esimermi dal far tornare alla mente quella fredda mattina di un anno fa, quando nell'accolgliente ventre dell'aula Pizzardo ci fu chiesto di valutare in un lavoro di gruppo la coerenza con l'immagine aziendale della pubblicità istituzionale della Telecom (quella con Berlusc... ops, Ghandi, per intenderci). Quegli unici due criceti che tengono in allenamento la ruota malamente montata dentro al mio cranio cominciarono a riscaldarsi i muscoli e un pensiero cominciò a formarsi (mi chiedo come avrebbe descritto questo misterioso processo Robert Musil?). “Coerenza e credibilità qua non c’entrano un emerito cazzo.” I criceti, riscaldate le membra, salirono sulla ruota: “Bè, se ti esprimi così ti daranno della brigatista… Allora potremmo dire che, valutata la strenua quanto sporca (magari gli attributi tieniteli per te) opposizione di Telecom alla liberalizzazione del mercato nel quale aveva sino ad allora sguazzato sola soletta in completa libertà (anche qua, cerca di tacere la seconda parte della frase), coerenza e credibilità sono attivabili unicamente come categoria semantica oppositiva a quella che un qualsiasi spettatore attivo e interpretante, al di là del gradimento estetico, farebbe derivare dalla visione di questo spot. Il tentativo di creare un parallelo tra l’eticità del discorso di GHandi e l’eticità di Telecom è una malcelata ipocrisia. CAZZO!” I criceti ormai correvano, e la ruota stava per uscire dalla guida. Al diavolo la diplomazia, che aveva già abbandonato i miei pensieri prima di giungere alla favella, sciorinai la mia teoria con mal controllata veemenza; la qual cosa non fu affatto gradita dai miei riverenti colleghi: mi beccai della inclemente sovversiva e la mia modesta opinione non trovò spazio nella relazione.* Morale della favola? Uccidetemi se un giorno smentirò il mio meritato soprannome di Scrupolina e mi troverete a formare masse di centralinisti sfruttati e sottopagati perché vi rompano gli scrigni del sapere mentre sognate ad occhi aperti, dimentichi per un attimo dei continui tiri al bersaglio di cui è vittima la oscura linea di demarcazione tra le vostre natiche. Come sempre, un post senza capo né coda. Ma mi prudevano le mani. *Ebbi comunque la mia vendetta personale: nel commentare i lavori, la prof osservò che nessuno aveva citato i trascorsi di Telecom nella valutazione della coerenza del suo discorso pubblicitario. Albascura Comments (3)
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